Viaggi di istruzione DISAL – 25/02/2011

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Cosa rende un viaggio di istruzione unico, irrinunciabile? Sì, certamente i compagni di classe, i docenti, i posti, le opere d’arte, l’accoglienza turistica, ecc… C’è però una cosa che rende il viaggio di istruzione un’esperienza. Ed è esattamente quello che è capitato ad un gruppo di Dirigenti e docenti DISAL, che hanno partecipato all’educational in Sicilia dal 18 al 20 febbraio 2011, al fine di riproporre poi nelle proprie scuole la stessa esperienza nelle classi. Questa cosa è la stessa cosa che rende unico e irrinunciabile lo studio, la lezione, la fatica, ed è una PERSONA CHE SIA APPASSIONATA A QUELLO CHE FA, una persona che non ti sta dicendo delle cose tanto per riempire un po’ di tempo, o tanto per inquadrare storicamente un mosaico o una scultura. Questo è quello che ci è capitato in quei giorni: un incontro con una persona, anzi, non con una sola persona, ma con più persone appassionate del loro lavoro.

1) Appassionati della Sicilia Anzitutto, Giovanni e Alberto, che sono i nostri amici di Scopeltour che hanno organizzato la nostra “tre giorni”, sono davvero appassionati della Sicilia. Pensate che Alberto ci ha perfino insegnato il presente indicativo del verbo avere e del verbo essere in dialetto siciliano, e poi ha verificato questa conoscenza. Un’altra passione che ci hanno comunicato è quella per la gastronomia povera siciliana. Tante volte andiamo a ricercare gusti strani e raffinati, quando invece sarebbe sufficiente valorizzare il modo di cucinare dei nostri nonni, con i prodotti del luogo, cucinati in modo semplice (la caponata di melanzane, la pasta con le sarde, le panelle, le olive, la salsiccia al finocchio con le patate, le bruschette, i sauri, il panino con la milza), ma il tutto condito poi da un ingrediente che rende anche il mangiare un’esperienza, cioè la compagnia.

2) Appassionati di una storia che ci ha preceduto Credo che non potremo mai dimenticare Virginia, che nel teatro greco di Segesta, ci ha declamato una poesia sulla Sicilia di Renzo Barbera (Sicilia meraviglia). Credo che non potremo mai dimenticare l’amore (dico proprio Amore) che lei ci ha testimoniato mentre ci faceva vedere Mozia, la prima colonia fenicia in Sicilia, o il Giovane, una statua che è stata ritrovata appunto durante gli scavi di Mozia, o il Tempio di Segesta, che lei andava a vedere di nascosto da sua mamma, fermandosi anche ore a rimirare il senso religioso che trasuda da quelle pietre misteriose e austere.

3) Appassionati della fede Infine, Filippo La Porta ci ha guidato alla visita della Cappella Palatina di Palermo e del Duomo di Monreale, facendoci capire che l’intento di chi ha realizzato questi monumenti della fede era quello di rendere cosciente il popolo di una storia, di un avvenimento che è alla base della nostra storia: l’incarnazione di Gesù Cristo. L’impressione, visitando la chiesa di Monreale, è che lui sia una presenza costante nella nostra vita. Infatti, in qualunque punto della chiesa uno si trovi, il Cristo Pantocratore dall’altare ci osserva e ci accompagna nel cammino.

Certi del fascino umano e culturale di quello che abbiamo vissuto, siamo tornati nella fredda Lombardia convinti che quando si discuterà nella nostra scuola di un viaggio di istruzione, sapremo che meta proporre.

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